Modificare la dimensione della memoria interna del Kindle Fire

La famiglia Kindle

Kindle non è solo un dispositivo per la lettura di libri. Da diverso tempo sul sito di Amazon.com è possibile acquistare il tablet che si chiama Kindle Fire. Il Kindle Fire è a tutti gli effetti un tablet con schermo a colori il cui sistema operativo è un Android modificato dei programmatori di Amazon. Torneremo presto a presentarti questo tablet.

Oggi vi vogliamo presentare un video dimostrativo che vi guida passo passo nella modifica del partizionamento della memoria interna del vostro Kindle Fire.

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Scordatevi di essere vivi

Scordatevi di essere viviIl 10 dicembre 1943 l'esistenza dell'avvocato Enea Fergnani, antifascista di Milano, comincia a precipitare. Il precipizio si fermerà solo un giorno di maggio del 1945, dopo che la gran parte dei suoi compagni di sorte avrà conosciuto una fine spaventosa.

Le stazioni del calvario si chiamano San Vittore, Fossoli, Mauthausen. In ciascuna, la violenza che spossessa dell'umano gli imprime una nuova identità numerica: n. 869, n. 152, n. 82354, l'ultimo dei quali contabilizza la mattanza del lager.

Fergnani pubblica la sua testimonianza di deportato a due anni esatti dall'inizio della vicenda, ed è tra i primi a mettere in pagina ciò che «farebbe torcere le viscere alle iene».

Dimenticato per decenni, questo libro prende adesso il posto che gli spetta accanto ai classici della letteratura concentrazionaria, grazie all'unicità del suo timbro. Mai una volta il vividissimo racconto - condotto al presente - arretra di fronte all'oltranza insostenibile, si tratti delle efferatezze degli aguzzini o dell'abiezione a cui il contagio del male spinge talora le vittime.

Anzi la voce narrante si mantiene ferma nel non chiedere sollievo. «Voglio, se un giorno mi sarà restituita la libertà, che le ferite siano così profonde da non rimarginarsi più. Tutte le atrocità nazifasciste debbono lasciare un solco indelebile nella carne viva».

È il prezzo della giustizia, per sé e a nome di tutti i profanati e gli sterminati. Ma non c'è passo di Scordatevi di essere vivi in cui non pulsi, per antifrasi, la vita nella sua pienezza, disperata, illusa, perfino allegra, visionaria, e paradossalmente invulnerabile a due passi dal crematorio.

Anche il ricordo di questi palpiti altrimenti perduti lo dobbiamo ai testimoni dal ciglio asciutto come Fergnani.

Brave persone: 9 novembre 1938: è la Notte dei Cristalli. La Storia non può tornare indietro. Nemmeno le vite di Thomas e di Aleksandra

Brave persone: 9 novembre 1938: è la Notte dei Cristalli. La Storia non può tornare indietro. Nemmeno le vite di Thomas e di AleksandraMentre l'Europa assiste all'ascesa del nazismo e dello stalinismo, a Berlino la vita dell'ambizioso ricercatore di mercato Thomas Heiselberg è messa in discussione dalle ingerenze della nuova politica e anche la sua sfera di affetti è tragicamente turbata.

Parallelamente a Leningrado la giovane Aleksandra Andreevna Weisberg, appartenente a una famiglia ebraica dell'intellighenzia russa, vede minacciata dal regime comunista la sua esistenza e quella dei suoi cari.

Per tutta risposta i due protagonisti compiranno una scelta apparentemente plausibile, salvo poi rendersi conto delle sue drammatiche conseguenze solo quando ormai è troppo tardi. Thomas e Aleksandra: sono loro le «brave persone» che danno il titolo a questo romanzo di Nir Baram che, molto più di un affresco storico, è una riflessione sull'uomo comune di fronte alla devastazione dei regimi.

Da «brave persone», infatti, i due hanno aspirazioni e desideri innocenti e legittimi ma, come emergerà bene nel dipanarsi della vicenda, non sanno, o forse non vogliono, leggere i segni tangibili della tragedia storica che si sta consumando intorno a loro. Con il piglio del grande classico, Nir Baram ci regala un romanzo spiazzante e provocatorio, una dolorosa meditazione sulla banalità del Male che alberga in ciascuno di noi, «brave persone», rammentandoci quanto peso possano avere le scelte individuali.

Il farmacista di Auschwitz

Il farmacista di AuschwitzLa trama e le recensioni di Il farmacista di Auschwitz, romanzo di Dieter Schlesak edito da Garzanti. Viktor Capesius, il farmacista di Auschwitz, seleziona personalmente le vittime, le fa spogliare per mandarle a morire, distribuisce dosi di Zyklon B, il gas letale.

Fra i condannati, non solo sconosciuti, ma anche tanti suoi antichi vicini di casa a Sighisoara, gli stessi che in una fotografia degli anni Trenta lo circondano sorridenti in uno stabilimento balneare della piccola cittadina.

Tutti suoi compaesani, come Ella Salomon che da ragazzina entrava nella farmacia per ricevere in dono qualche caramella, e che ora si arrampica fino alla piccola feritoia del vagone deportati per cercare un po' d'aria, nel tentativo di non impazzire, come molti altri accanto a lei; il dottar Mauritius Berner, che appena arrivato al campo si vede strappare dalle braccia, mute e atterrite, le sue gemelline di soli sei anni, che moriranno poche ore dopo soffocate dal gas e dal peso di duemila cadaveri sopra di loro; o Adam, il deportato costretto a entrare a far parte del Sonderkommando Crematori, un uomo che, dentro di sé, custodisce ricordi che sono come bestie nere. Che gli stanno alle costole, e ridono, e ghignano. Tutte le notti. Atrocemente.

Dieter Schlesak è nato nel 1934 a Schäßburg (Sighisoara) in Transilvania, Romania. Poeta di madrelingua tedesca, saggista e romanziere, dopo gli studi universitari in germanistica a Bucarest ha subito la persecuzione del regime di Ceausescu per la sua attività di redattore della rivista «Neue Literatur». Nel 1969 si è trasferito a Stoccarda, in Germania, e dal 1973 vive in Toscana, ad Agliano, sopra Camaiore (Lucca). Membro del PEN Club, ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi letterari.

Dalla Prefazione del libro "Il farmacista di Auschwitz" scritta da Claudio Magris

«Victor Capesius era farmacista a Sighisoara, buon vicino di casa della famiglia Schlesak.

Una fotografia del 1929 lo mostra sorridente in uno stabilimento balneare della cittadina, con alcuni conoscenti.

Anni dopo, Capesius si trova ad Auschwitz, a inviare tanti di questi suoi vicini nella camera a gas, selezionandoli personalmente e dicendo loro di spogliarsi per andare a prendere un bagno.

Dalla farmacia del Lager distribuisce le dosi dello Zyklon B, il gas letale. L’idillio di provincia diviene il più atroce e fetido mattatoio della storia, i commensali di liete tavolate domenicali nelle colline transilvane si dividono in assassini e assassinati, il familiare nido di provincia cova le uova di mostri. Capesius, condannato a nove anni di carcere, è poi vissuto e morto serenamente.

Il possente libro di Schlesak – in cui c’è un unico personaggio immaginario, il deportato Adam, che tuttavia riferisce fatti oggettivi e parole realmente dette da vittime e da boia e in cui il narratore è solo un impersonale protocollo di eventi, deposizioni e dichiarazioni raccolte – è un indimenticabile affresco del male, degno dell’Istruttoria di Peter Weiss e, nella sua secca sobrietà epica, altrettanto intenso.»

 
 
 
 
 
     

I falsi protocolli

I falsi protocolliNei primi anni del Novecento cominciò a circolare - dapprima in Russia, poi nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti - un libro dal titolo apparentemente neutro, I Protocolli dei Savi Anziani di Sion (il cui testo è qui riprodotto in appendice), che descrive in ogni particolare la strategia messa in atto dagli ebrei per conquistare il mondo.

Riconoscendovi il plagio di un pamphlet contro Napoleone III e di altri coevi testi antisemiti, nel 1921 il Times dimostrò che i Protocolli erano un falso, ed erano stati scritti probabilmente a Parigi da agenti dell'Ochrana (il servizio segreto zarista) per fomentare i pogrom che insanguinavano il declino dell'impero.

Nonostante la comprovata falsità, i Protocolli sono in seguito riaffiorati periodicamente a sostegno di ogni campagna antiebraica: nella Germania hitleriana e nell'Italia fascista, in Medio Oriente (dove arrivarono «nei bagagli della propaganda di Goebbels») e nella Russia dei nostri giorni.

Sergio Romano nel libro "I falsi protocolli" non solo ripercorre in modo capillare i retroscena delle vicende legate a questa colossale mistificazione, ma indaga anche gli scopi cui essa è servita e gli orrori che ha contribuito a provocare nel secolo scorso.

Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminataCon una vecchia fotografia in mano, un giovane studente ebreo americano intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che (forse) ha salvato suo nonno dai nazisti.

Ad accompagnarlo sono il coetaneo Alex, della locale agenzia «Viaggi Tradizione», suo nonno – affetto da una cecità psicosomatica ma sempre al volante della loro auto – e un cane puzzolente.

Il racconto esilarante, ma a tratti anche straziato, del loro itinerario si alterna a una vera e propria saga ebraica, che ripercorre la storia favolosa di un villaggio ucraino del Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti.

Un viaggio immaginoso aggrappato ai fili della memoria, fili impregnati di vita vera, storie d'amore, vicende tragiche e farsesche. Un modo tutto nuovo di rileggere il passato per illuminare il nostro presente.

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